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politica interna
5 novembre 2014
DIGNITA' DI PROFITTO, DIGNITA' DEL LAVORO, DIGNITA' DELL'UOMO
Ho visto domenica scorsa la puntata su Report che vi invito a vedere in streaming al seguente link Siamo tutte oche se non lo avete ancora fatto, perchè in un certo senso tocca quelli che sono i veri problemi del lavoro in Italia.
In particolare voglio soffermarmi su uno dei servizi del reportage "Siamo tutte oche ...", non sul pezzo dalle immagini cruenti e veritieri riguardanti il noto marchio Monclear , ma sull'intervista all' imprenditore Brunello Cucinelli, seguita subito dopo. Le sue parole sono una speranza nelle tenebre del profitto avido cui il nostro governo sta contribuendo a spianare ancor di più la strada.

"vorrei che credeste nella dignità del profitto; io vorrei realizzare profitto come abbiamo sempre fatto nel rispetto della dignità dell’uomo: il giusto profitto, la giusta crescita..."

Giusto profitto e giusta crescita sono preludi di un azienda che pensa al futuro, Cucinelli è nella cerchia degli uomini del lusso più ricchi del mondo, secondo quanto riportato dalla rivista Forbes. La sua impresa macina utili del 9% e produce in Italia, in un  piccolo borgo umbro da lui ristrutturato. Mi verrebbe da dire i miracoli esistono ... ma forse è solo buona volontà.
Abbiamo un marchio, il made in Italy , che ha un valore inestimabile ma purtroppo sono pochi gli imprenditori che come Cucinelli riescono ad investire in maniera equa e lungimirante. Spesso e volentieri imprenditori mordi e fuggi utilizzano questo marchio impropriamente per aumentare il loro profitto apponendolo su prodotti di dubbia qualità e manifattura. Tutto questo danneggia il nostro branding ripercuotendosi come un boomerang sulla nostra economia, minando alla base la società in cui viviamo. Le conseguenze di questa imprenditoria avida e priva di eticità sono davanti a noi: emorragia di posti di lavoro ed impoverimento graduale ma ineluttabile delle masse. Di fronte ad un'Europa incapace di agire ed un esecutivo nazionale privo di spina dorsale il riscatto deve avvenire dal basso, da ogni singolo cittadino che può spostare con le sue scelte le tecniche e modalità di fare impresa. Una società che abbia dignità deve necessariamente iniziare una cultura del consumo consapevole .
Oggi più che mai è necessario interferire nell'economia ed imprenditoria locale per rompere questa logica finanziaria del fare le cose togliendo l'involucro del prodotto e sostituendolo con denaro tintinnante. Per sopravvivere e vivere con dignità è necessario ricominciare ad avere un progetto di lunga durata, una dignità e valorizzazione di tutte le eccellenze della mandodopera italiana, bisogna reinsegnare a fare impresa in maniera etica e rispettosa. La nostra sola arma è il consumo consapevole: boicottiamo prodotti e servizi di bassa qualità e di dubbia provenienza, riappropriamoci della nostra dignità.

politica interna
23 gennaio 2013
"Monti non è l'uomo giusto per guidare l'Italia"


Pochi giorni fa l'editorialista Wolfgang Munchau ha scritto sul Financial Times un articolo dal titolo:
"Monti non è l'uomo giusto per guidare l'Italia", spiegando quali a suo avviso sono le motivazione di tale giudizio. L'articolo entra nel merito delle misure adottate dal governo Monti, le quali rispecchiano gli impegni presi dall'Italia al fine di conservare il suo legame con l'Europa . Ed è proprio la tipologia di questo legame a condizionare le politiche governative del Paese, nodo cruciale di questa campagna elettorale è l'approccio che gli schieramenti in campo hanno su questo tema: "Legami e vincoli della permanenza in Europa".
Le opzioni prospettate nell'articolo sono tre:rimanere nell' eurozona e farsi carico da sole di tutte le riforme riguardanti il lavoro, l'inflazione e la regolamentazione fiscale; rimanere nell' eurozona e condividere l'onere di attuare le riforme congiuntamente ai Paesi dell'eurozona; uscire dall' euro . I governi italiani hanno adottato una quarta opzione: regolamentazione fiscale nel breve periodo ed attendere.
La politica del governo Monti è espressione di quest'utima scelta:" appena nominato a primo ministro promise riforme ma ha finito con l'aumentare le tasse.Le modeste riforme strutturali introdotte dal suo governo sono state tutte un buco nell'acqua dall' insignificanti effetti macroeconomici. E' convinto di aver salvato l'Italia dalla bancarotta e dal suo precedessore Silvio Berlusconi. Si è preso il merito della caduta dello spread sui titoli italiani, ma, a ben vedere,
artefice del ribasso è stato un'altro Mario, Mario Draghi."
L'editorialista prosegue il suo articolo guardando all'alternativa elettorale di sinistra e destra.
Pierluigi Bersani potrebbe avere qualche chance in più di rinegoziare i vincoli di austerità imposti dalla Germania, potendo far gioco di squadra con il cugino, politicamente parlando,  Francoise  Hollande.
Dalla parte opposta l'alleanza di Silvio Berlusconi e la lega Nord sembra già proiettata a far valere l'opzione due rispetto alla ridefinizione dei rapporti da condividere e mantenere con l'Europa. Ma è risaputo che la credibilità di Berlusconi è cosa fatua.

Immediata la risposta di Monti demandata ad una lettera pubblicata sempre sul Financial Times. Dopo un prologo stringato e tagliente sulla frustrazione dell'editorialista Munchau verso la cancelliera Angela Merkel e la crisi europea, il professor Monti ha cercato di spiegare quali sono stati i meriti del suo governo nel particolare contesto finanziario in cui si trovava l'Italia all'alba del suo insediamento a Palazzo Chigi. La sua opera di risanamento dei conti ha riallineato il mercato
italiano alla media europea e l'OCSE ha stimato che le riforme introdotte dal suo governo porteranno ad una crescita del PIL di 4 punti percentuali a partire dal 2020...
Caro Monti è questo che ci preoccupa, il 2020 è troppo lontano e nel frattempo cosa dovremmo fare ? Avere te al governo per  svenderci alla finanza ?

finanza
29 novembre 2011
Meteora in picchiata ... è l'euro
   

Mi piacciono sempre le immagini pubblicate dall'economist e che riporto sempre in questo blog: hanno una capacità espressiva che supera di gran lunga la notizia scritta.

L'immagine della meteorite euro che cade in picchiata verso la sua fine è l'emblema stessa dell'Europa e delle sue contraddizioni. Come una meteora è nata la moneta unica, chiamata euro, ed inserita in orbita senza alcun progetto, ma messa là alla mercè dei mercati.I primi anni della sua vita sono stati forti e solidi, si sosteneva sulle proprie gambe come un lottatore greco. Poi, incidentalmente, si è piegata su se stessa ed ha iniziato a ruzzolare in giù, all'inizio  con andamento lento, ma poi, la finanza ha deciso di accelerarne l'andatura e così il suo precipitare
è sempre più veloce e lascia  dietro una scia di fiamme e fumi.
In fondo, siamo consapevoli che il fallimento della moneta unica, così come la caduta delle meteore,  è un evento catastrofico e che ,se dovesse succedere, immancabilmente andremmo incontro ad una una nuova recessione ancora più profonda di quella del 2008-2009. Superstiziosi come siamo, crediamo ancora che la classe dirigente europea farà di tutto per scongiurare tale catastrofe, nonostante l'immobilismo delle major.
A pensarla diversamente, prova ne è l'asta deserta dei Bund tedeschi, sono gli investitori, che guardando agli eventi con occhi lucidi, vedono la fine della moneta unica a breve e, seguendo quelle che sono le regole su cui il mondo della finanza si regolamenta, scappano a gambe levata dai mercati europei, innescando sempre di più quella spirale senza fine in cui sta precipitando l'euro e l'Europa tutta.
Bisogna trovare al più presto nuove regole su cui creare un nuovo e ringiovanito sistema finanziario. Se tutto rimane invariato,nel 2012, ci troveremo ad affontare inevitabilmente una nuova recessione. I sintomi ci sono tutti: le banche, già oggi in sofferenza, riescono a reperire,sempre con maggiori difficoltà, liquidità dai mercati e dai circuiti interbancari,
immettendo nel sistema sempre meno moneta; la maggiore pressione fiscale, dovuta al
regime di austerità richiesto dai trattati europei, non fa altro che acuire questa stretta creditizia e fiaccare la fiducia nei consumi e negli investimenti. Gli Stati, non potranno far altro che indebitarsi ulteriormente, nuovi piani di salvataggio e nuove regole di austerità saranno messe in atto ed i cittadini, sempre più poveri, scenderanno in piazza a protestare. Insomma,questo ciclo virtuoso andrà avanti, portando in Europa, di ciclo in ciclo, sempre più povertà, sempre maggiore malessere e sempre più disaccordo.
E' inutile nasconderci, se la situazione è questa, l'Europa è destinata a fallire, se non oggi, sicuramente domani.
Il peccato originale dell'Europa è la politica del rischio calcolato, supportata fortemente dalla Germania, e con la quale si cerca ancora di gestire la crisi con un tiro e molla infinito.  I Paesi virtuosi d' Europa tentennano tra gli interessi locali e l'Europa stessa, ma oggi è tempo di decidere e dare una risposta chiara e forte su quale sarà il fututo dell'euro.
La governance europea del rischio calcolato non ha dato i suoi frutti se non quelli di far fuggire a gambe levate gli investitori, e con essi i pochi barlumi di tenuta dell'euro. A questo punto bisogna agire, cercando di riconquistare il favore degli investitori in primis. E per fare questo necessitano delle scelte coraggiose e con veduta allargata all'intera Europa, libere dai legami inibitori di
sciocchi localismi:  l'Europa deve avere come obiettivo la crescita di tutti gli Stati che la compongono. Crescita, che può avvenire solo allentando il regime di austerità imposto ai Paesi considerati insolventi in modo da dare alle istituzione il tempo necessario per attuare le riforme necessarie ed alle banche un pò più di ossigeno e libertà di manovra.
Ad essere sotto attacco oggi è l'Europa nella sua interezzaa e non solo i Paesi non virtuosi, per tale motivo è necessario che l'Europa impari a ragionare ed ad agire come una grande nazione e non come una federazione di Stati che cercano ti tirare le coperte dalla loro parte. La partita è appena iniziata ed in gioco c'è la sopravvivenza dell'Europa.

finanza
27 luglio 2011
Sull'orlo del baratro
Davanti alla crisi finanziaria che si abatte sui paesi periferici dell'eurozona, l'europa non sa reagire, è legata alle esigenze dei singoli Stati membri che non hanno alcuna voglia di perdere i loro privilegi per salvare il Sud spendaccione. La bufera finanziaria tocca l'Italia, l'euro è davanti ad un bivio ... insistere con la divisa unica o ritornare indietro ?





Mai come nelle ultime settimane abbiamo assistito, con il fiato sospeso, alla tempesta finanziaria che si abbatteva sui mercati italiani, e mai, come in questo caso, la tenuta del sistema europeo è stata messa in dubbio.
Da più di un anno l'europa è tormentata dal rischio di default di alcuni suoi Stati. Il primo allarme è scoppiato in Grecia, a seguire, Irlanda e Portogallo. La reazione europea è di diniego e titubanza, propone piani mal elaborati con l'unico obiettivo di prendere tempo, non riesce a trovare una via d'uscita. L' eccessiva indecisione mostrata con la ricapitalizzazione del debito greco, la settimana scorsa, ha fatto si che i mercati  sfogasserò  la propria rabbia sui titoli di stato italiano che hanno visto i propri rendimenti prendere il volo e raggiungere la quota di interesse del 6%, mentre lo spread BTP/Bund saliva a quota 334 .
La crisi ha cambiato rotta, non più confinata alle piccole periferie economiche della Grecia, Irlanda e Portogallo,ha intrapreso una nuovo corso e, oltrepssando la Spagna, ha raggiunto uno dei paesi big dell'eurozona, l'europa si trova a dover fare delle scelte.
Perchè l'Italia è sotto scacco dei mercati ?
Facendo un pò di conti, l'Italia detiene il secondo debito pubblico tra i paesi europei ed il terzo su scala mondiale. E' insolvete per 1.9 trilioni di euro di debito, il 120% del proprio PIL, ha un debito più o meno 250 bilioni di euro con l'European Financial Stability Facility(il fondo comunitario per il salvataggio della divisa europea). La situazione di instabilità governativa, la tensione tra Berlusconi e Tremonti, gli scandali giudiziari che si susseguono, non danno fiducia ai mercati che si interrogano sulle capacità italiana di accollarsi il suo enorme debito.
C'è da ammettere che L'Italia, nonostante i suoi difetti, non è la Grecia. Il suo debito pubblico, anche se altissimo, si mantiene stabile nel corso degli anni, il deficit pubblico ha segno negativo, le banche risultano solide, gli elevati risparmi privati sembra riescano ad assorbire gran parte del debito pubblico. Ma, una sottile linea separa l'Italia dal divenire Paese insolvente: il prezzo che l'Italia dovrà pagare per autofinanziarsi. Se i tassi di rendimento dei titoli di stato  aumentano considerevolmente per un periodo abbastanza lungo, inevitabilmente, come una spirale, il suo debito crescerebbe vorticosamente al di fuori di ogni possibile controllo.
A corolloario di tutto questo, in sottofondo, assistiamo increduli all'assurda pantomima che va in scena negli Stati Uniti  sull'innalzamento del debito sovrano americano, se non si raggiunge l'accordo entro il prossimo mese gli Stati Uniti d'America saranno insolventi verso i proprio creditori. 
Ma torniamo in Europa ad osservare come Francoforte,Bruxelles, Berlino, la banca centrale europea e, in particolar modo la cancelliara Angela Merkel stanno cercando, invano di raggiungere due obiettivi antitetici tra loro: evitare un default ufficiale della Grecia, elimanare indefinitivamente il trasferiemento di ricchezza dai paesi europei virtuosi alle periferie insolventi.
Ancora una volta emerge chiaramente il peccato originale di questa europa: la disunione delle Nazioni da cui è costituita. Invece di dare una risposta chiara e definitiva sulla rotta da seguire, l'Europa sta ancora discutendo su chi deve sostenere i costi della crisi:i Paesi creditori con una perdita del potere di acquisto, i Paesi debitori con politiche di austerità, i tedeschi trasferendo ricchezza a Sud ?
Cosa fare ? Implementare una strategia esaustiva basata su due elementi fondamentali :riduzione del debito per i paesi  insolventi,ricapitalizzazione delle banche che necessitano diuna ristrutturazione finanziaria.
La riduzione del debito deve cominciare dalla Grecia, che è chiaramente in default, per proseguire con Portogallo ed Irlanda.
E l'Italia ? L'Italia deve sanara la propria situzione interna ed avviare quell'insieme di riforme strutturali per lungo tempo rimandate. Deve adottare politiche di crescita economica e non di austerità fiscale.
L'European Financial Stability Facility deve potere emettere per autoinanziarsi titoli di stato garantiti: "Eurobonds" e deve poter acquistare titoli dei Paesi in difficoltà. Certo non è una prospettiva piacevole ... ma l'alternativa potrebbe essere la fine dell'euro.
                                                                                                          (fonte:economist)
ECONOMIA
8 luglio 2011
Empasse Europa

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permalink | inviato da CARMEN2009 il 8/7/2011 alle 17:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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